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Ricordando il 24 Giugno 2002
Sono
passati anni, così tanto tempo... a volte così poco... Era il 24 Giugno, un giorno normale, un giorno come tanti.
A volte qualcosa di solito è un qualcosa che ci da noia e che vorremmo cambiare, ma mai,
dopo quel giorno, penserò ancora che quello che mi circonda è solo un
particolare insignificante.
Erano le 15,00 del pomeriggio
quando uscii dal lavoro pensando che avrei fatto qualsiasi cosa
per non tornare a casa. Ero annoiata. Avrei accompagnato i miei zii a fare delle
commissioni e avrei tardato il rientro nel "solito ambito familiare". Passò
solo un'ora e le cose presero una direzione inaspettata. Squillò il mio
cellulare, e mi si diceva che era scoppiato un grosso incendio nella mia
via, nel mio palazzo, al mio stesso piano. Non trovo parole più adatte se
non "Le cose non vanno vai come credi". Ti aspetti che non può
accadere a te, che sicuramente si stanno sbagliando....
Poteva essere a in un palazzo vicino, di
fronte o lontano... avrebbe potuto essere....
Pochi minuti e capii che
quell' incendio era veramente a casa mia, e ancora pochi
attimi per sentire
una grossa angoscia dentro.
Il mio
unico pensiero, mentre percorrevamo la tangenziale ad alta velocità, era
rivolto ai miei gatti chiusi nel mio appartamento. Non sapevo cosa stava
avvenendo, che cosa era stato coinvolto della mia casa e di che entità
fossero i danni. Ero troppo distante, avrei voluto volare... avrei
voluto che i telefilm sulla fantascienza fossero state storie vere. Mi
sarei teletrasportata, li, davanti alla mia porta di casa...
Ci fu un attimo, mentre imboccavamo la
rampa d'uscita che portava a casa mia, che gridai: "Sheeba, aspettami ti
prego!" sentii il cuore spezzarsi in due. Fu come la consapevolezza di
un distacco... l'inizio di un cammino solitario, come se qualcosa dentro
di me sapeva e come un soffio che mi passava in fianco, mi sussurrava
qualcosa.
Arrivai
sotto casa mia con il cuore in gola, rendendomi conto, visti i numerosi
pompieri, che la cosa era grave. Guardai in alto,
verso le mie finestre, vedendo le fiamme mi sentii svenire... Sheeba,
Lara, Ilnero, Max... erano là dentro. Avanzai tentennando tra la
folla, e qualcuno grido: è lei!
Un pompiere venne verso di me chiedendomi
se in casa c'era qualcuno.. "Ci sono 4 gatti... per favore trovateli..."
dissi passandogli le chiavi di casa. Mi guardò perplesso: "ora vediamo"
disse.
Andai nel centro del cortile, anzi, forse
mi ci portarono, perché ricordo che il guardavo solo in alto, verso il
quinto piano, verso le mie finestre, senza guardare a terra, senza
staccare gli occhi dal fumo e dai pezzi che cadevano. Poi mi
inginocchiai, come se non avessi più forza dentro di me.
Un volontario dell'ambulanza mi portò a
sedere mentre alcuni conoscenti mi parlavano. Dicevano qualcosa che mi
rimbombava nel cervello, qualcosa che non capivo perché troppo intenta a
ragionare su come non morire in quell'istante. Sopravvivere, respirare,
ragionare, controllarsi, respirare e respirare, lenta, a respiri grandi.
Questo era quello che volevo e dovevo fare.
La telefonata, che mi avvisava di tutto
quel disastro, era del mio fidanzato, che essendo un agente di polizia
ed in quel momento era in servizio, aveva sentito dell'incendio e quindi
voleva verificare la notizia. Arrivò poco dopo di me.
Ricordo di averlo cercato tra la folla,
cercavo la sua divisa, cercavo il suo sguardo. Ed uno sguardo bastò
perché lui si diresse verso il capo dei pompieri per dirgli di entrare a
prendere i gatti. Si allontanarono insieme e cominciarono dei momenti
infiniti. Momenti
infiniti anche quelli dell'arrivo dei miei genitori che venivano anche loro dal lavoro. Uno shock continuo, un film orrendo, un incubo
infinito. Mi sorpresi ad urlare il nome della mia Sheeba, a gridare che
qualcuno doveva salvarla, che qualcuno doveva aiutarmi. Mi sorpresi a
cadere di nuovo sulle mie ginocchia, priva della capacità di piangere, mentre il tempo passava. Vidi mio padre
piangere, mia madre disperarsi come non avevo mai visto. Poi si aprì la
folla che curiosa, occupava il cortile ed un pompiere e il "mio" poliziotto,
arrivarono con qualcosa tra le braccia.
In un istante nella mente si apri una
sorta di gara su chi aveva il diritto di salvarsi per primo, su chi
preferivo, sul fatto che mi sentivo in colpa per la scelta che facevo,
sul fatto che volevo Sheeba, Sheeba e basta e mi sentivo colpevole e
cattiva e perfida per avere avuto delle preferenze... tutto in pochi
istanti...
Erano Ilnero e Max, nemici nella
vita, complici nella salvezza. Cercai dei trasportini, pensando che
il sorteggio mentale sui superstiti aveva fallito. La gente, i curiosi,
gli amici ...si perché divennero tutti amici, cominciarono a salire
verso le loro case a prendere le gabbie e del cibo e dell' acqua per le
due star pelose.
Il "mio" agente, salì nuovamente verso il
fuoco alla ricerca delle due cucciole. "Le piccoline" le chiamavamo,
perché la loro grazia e le loro dimensioni non potevano consigliare
altro nomignolo per quella coppia di mamma e figlia.
Guardavo attorno, stordita, cercavo altre
due gabbie. Ma per loro ne sarebbe bastata una sola. Stavano sempre
assieme, sempre incollate a leccarsi, a coccolarsi inciambellandosi
formando forme strane.
Poi, la folla si aprì nuovamente ed
incontrai uno sguardo, gli occhi del mio compagno, senza aggiungere una
parola mi stavano comunicando mille tristi parole.
Sorrisi, ubriaca di confusione, tramortita
dal dolore che Sheeba e Lara, le due piccoline, non ce l'avevano fatta. Un
dolore che mi porterò per sempre, perché l'amore che provavo e che non
posso descrivere, era una qualcosa di immenso.
Quello
che accadde poi, era il resto di un film visto da spettatore. Salii con i pompieri a
cercare qualcosa da poter salvare. Non c'era più nulla. Mobili,
quadri, vestiti, scarpe, più niente.
Un muro era quasi crollato, il soffitto
era tenuto su da delle sbarre di ferro. La
casa era un covo nero allagato, annebbiato, morto.
Tutto
quello che possedevo, era andato in fumo, tutta la magica idea della parola casa, della
tranquillità, del proprio nido, non esisteva più. E le mie piccole.. il
pensiero su cui ha ruotato la mia mente da quel giorno. Un ossessione che
mi porto dentro, la convinzione che sono vive dentro di me, che un giorno
ci rivedremo insieme, chissà dove.
E' strano come da un giorno all'altro non
si possano più vedere degli visi, degli occhietti. Non si riesce a credere che sia
tutto vero. Ci si crea delle illusioni. Pensai che
magari avrebbero potuto tornare perché forsenon erano morte... forse,
quando i pompieri le hanno portate giù dentro dei sacchi di plastica
trasparenti, erano solo stordite e forse poi, chissà. Magari sono andate
a vivere in un cortile, in un giardino, lontano da casa, e mi stanno
cercando. L'ho creduto per mesi, perché mio zio, con un dolce gesto di
rispetto, come ha intravisto i sacchi ed io a distanza sufficiente per
vederle, ha chiesto a due vigili urbani di toglierle da li. Quindi il
mio dolore ha creato delle favole meravigliose, dove io e Sheeba ci
ritrovavamo dopo lunghe ricerche. Ho dovuto arrendermi però. Perché dopo
molti mesi ho capito che alla morte non c'è rimedio e non resta che guardare
avanti, tenendo duro, continuando a respirare calma, continuando a sperare
che in qualsiasi posto siano, riescano a sentire ciò che provo ancora
per loro.
Ogni
persona ha subito un lutto, alcuni leggeri, alcuni insostenibili.
Probabilmente questo non sarà l'ultimo per me, ma il legame che avevo
creato con Sheeba, era intenso, era paragonabile ad una figlia arrivata
proprio mentre combattevo con la vita. Mi fu regalata dal una carissima
amica che sapeva che una micia da curare mi avrebbe guarita dalla mia
malattia. Così fu. Aveva 1 mese e diventò la mia ragione di vita, i
sorrisi, la voglia di lottare. Dal 24 Giugno avrei dovuto camminare da
sola. Quel legame era spezzato...
Mi pongo molte domande dopo un fatto così
traumatico. Mi sono chiesta se un giorno
il dolore finirà e se, ritornando in quella casa a
ristrutturazione ultimata, avrei sentito una dolce presenza, due piccole bimbe che
scorazzano a caccia di ombre. Due grandi amori, due indimenticabili
piccoline.
Si, le ho sentite. E non solo io... La
sensazione di sentirle sdraiate sulle gambe, le zampette sul pavimento
di notte è stato avvertito da me e da mia madre. Ho aspettato sette anni
per rivederla in sogno ed abbracciarla forte sentendo il suo profumo di
peluche. E' tutto accaduto davvero, ma lei continua a mancarsi sempre e
la ferita non si richiuderà mai. Ed anche se ora c'è Sheela, la
cucciolotta che si prende l'amore che riesco ancora a dare, so che non è
lo stesso. Il suo nome è dato dalla fusione di due altri nomi: SHEEba e
LAra. Un tributo di gatta... un'adozione per sopravvivere.
In4gatti.com rialza la testa e
vuole far si che questo sito diventi un tributo in memoria di due cuori,
per noi, ancora vivi.
E
mentre la vita continua e si cerca di ricostruire una tranquillità, cerco il modo per
cancellare il rimorso e la nostalgia.
Ciao Sheeba, ciao Lara, siete sempre qui, inciambellate a cuore...
Paola


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